Non è una reggia, ma una costruzione abbastanza anonima, collocata alla periferia della città, zona Zia Lisa, in mezzo ad altre costruzioni in odore di abusivismo. E’ la Casa di Accoglienza Padre Pino Puglisi, un bene confiscato alla mafia e affidato nel 2006 in comodato d’uso al Centro Astalli.

Mercoledì scorso, in occasione della convocazione del Presidio leggero presso l’assessorato alle politiche sociali, la responsabile del Centro, Elvira Iovino, ha consegnato all’assessore Pennisi un Comunicato che denuncia con forza il permanere della chiusura di questa Casa.

Dalla denuncia emerge con chiarezza la profonda contraddizione presente nell’operato dell’amministrazione comunale. E’ rimasto inutilizzato un bene a disposizione del Comune e dotato di utenze e arredi in grado di ospitare 24 persone, proprio nel momento in cui “si cercavano con estrema urgenza dei locali dove poter accogliere i senza fissa dimora fatti sgomberare dal Palazzo delle Poste”.

Che la situazione dei senza tetto non fosse ignota all’amministrazione lo dimostra proprio l’istituzione del Presidio, nato per iniziativa di padre Valerio Di Trapani, consulente dell’assessore e responsabile della Caritas, allo scopo di monitorare le condizioni di vita nei luoghi-simbolo del degrado, come appunto il palazzo delle Poste, l’ex Consorzio Agrario, le fosse del Corso Martiri della Libertà, il campo rom di zia Lisa e il campo Turati Viale Kennedy.

Oltre alla Caritas e al centro Astalli del Presidio fanno parte anche altri enti, tra cui la Croce Rossa, la Comunità S.Egidio, l’Opera Nomadi ed evidentemente i Servizi Sociali del Comune e gli operatori del servizio ecologia e ambiente.

Come si è potuto parlare di emergenza se già dallo scorso anno, quando il Presidio è nato, si era a conoscenza dei siti di insediamento abusivo ed erano stati programmati interventi di “operatori sociali istituzionali” e volontari per cercare percorsi di uscita da queste situazioni di emarginazione e, quanto meno, dare informazioni sui servizi (mense,docce, dormitori, ambulatori medici, doposcuola per bambini) presenti in città? Ancor prima di pianificare gli sgomberi, perchè non provvedere ad effettuare i lavori necessari a rendere fruibile la struttura di via Delpino?

Quando, nel 2006, il Centro Astalli ricevette il bene in comodato, provvide a ristrutturarne il primo piano con fondi propri e con l’aiuto economico, ma anche manuale, di molti volontari. La Casa di Accoglienza cominciò a funzionare fornendo un tetto ai migranti senza fissa dimora che ne conobbero l’esistenza soprattutto con il passa parola.

Nell’agosto del 2008 fu la Prefettura a chiedere aiuto al Centro Astalli per fronteggiare gli arrivi dei migranti a Lampedusa. La convenzione che fu stipulata prevedeva l’accoglienza notturna e diurna di 30 richiedenti asilo. Con grande sforzo e una mobilitazione non indifferente, il Centro Astalli riuscì per alcuni mesi a fronteggiare questo grave impegno, provvedendo a fornire i pasti e mettendo a disposizione degli ospiti un servizio legale, uno medico, un centro di ascolto e la scuola di italiano.

In seguito ad un’ispezione dei Nas la Casa di Accoglienza fu chiusa per la mancanza di un piano di emergenza e dell’abitabilità del piano terra. I richiedenti asilo furono trasferiti in altra struttura ed è cominciata la lunga attesa della ristrutturazione del piano terra, per la quale il Comune ha ottenuto un finanziamento regionale.

Il Centro Astalli, come ribadisce il Comunicato, ha già provveduto ad elaborare un nuovo progetto di ristrutturazione e ha prodotto la documentazione richiesta per la messa a norma. Il Comune dal canto suo non oppone ragioni economiche e garantisce l’esistenza della copertura finanziaria. Perchè allora non si attiva né per iniziare i lavori né per rinnovare il comodato, ormai scaduto?

Come afferma la Iovino, il Centro Astalli, pur avendo dato la propria disponibilità alla gestione, non è interessato tanto alla riattribuzione del comodato, quanto allo sblocco di questa assurda situazione di stallo. Il comodato venga pure assegnato ad un’altra associazione, ma l’edificio venga utilizzato perchè “lo spreco e il deperimento di un bene collettivo sottratto alla criminalità sono un danno e un fallimento progettuale”.

Il Centro Astalli potrà, a questo punto, evitare di pagare le utenze e la guardiania, un costo non indifferente che è stato affrontato per ben tre anni proprio perchè il bene non venisse vandalizzato e distrutto, rendendo vane tutte le energie profuse dai volontari per la prima ristrutturazione, festeggiata con una inaugurazione molto partecipata e segnata dalla speranza di chi pensava di stare restituendo un bene illegale alla società e alla città.

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