Ormai sepolta fra i palazzi circostanti, in via Verri, alle spalle della Caserma dei Vigili del fuoco, resiste ancora la settecentesca chiesa di S. Maria degli Angeli o dei Cappuccini vecchi, ultimo residuo di un convento dei padri Cappuccini che sorgeva sulla strada che dalla città conduceva al sobborgo di Cibali.

Questa cappella, è tornata recentemente agli onori della cronaca per l’azione meritoria del GAR, Gruppo Azione Risveglio, che con un atto al limite della legalità l’ha occupata e riportata alla pubblica fruizione, come bene collettivo di cui il legittimo proprietario si dimostra incapace di occuparsi.

L’insediamento dei Cappuccini in quel luogo è da collocarsi probabilmente attorno al 1550, quando fu edificato il convento, una sobria costruzione a un solo piano, secondo la tradizione francescana, distrutto e ricostruito assieme alla chiesetta dopo il terremoto del 1693.

Il luogo doveva essere giudicato particolarmente favorevole sia perché appartato ma non troppo distante dalla città, sia perché circondato da terreno coltivabile a orto e giardino e attraversato da un ruscello ricco d’acqua.

Il convento fu espropriato ai religiosi dopo l’Unità d’Italia e acquistato dalla famiglia Scuderi, che lo trasformò in abitazione civile. Intorno al 1960 è stato abbattuto per far posto all’attuale palazzo, posto all’angolo di via C. Beccaria.

La chiesa, ormai dimenticata dagli stessi catanesi ma acquistata dal Comune di Catania per la bella cifra di 270 milioni di lire intorno al 1990, è stata risparmiata alla distruzione ma certo non opportunamente valorizzata, pur essendo vincolata con decreto del Ministero della Pubblica Istruzione del 12.8.1948, ai sensi della Legge 1089 dell’1.6.1939.

Facilmente databile al 1706, grazie alla cifra incisa sullo stemma con le insegne di s. Francesco che sovrasta il portale d’ingresso in pietra calcare e pietra lavica, essa risponde perfettamente ai canoni dell’architettura francescana: piccola e povera, modestamente illuminata dalle finestre rettangolari poste in alto, adatta a favorire il raccoglimento e la preghiera. Sulla destra della facciata si nota ancora una fonte murata, fatta con gli stessi materiali.

Ben lontana dai fasti tardo barocchi che, di lì a poco, impreziosiranno le chiese della città, la chiesa è a navata unica, con tre altari laterali e una sola cappella, a sinistra, per l’altare del Crocifisso.

E’ affiancata da una piccola sagrestia e messa in comunicazione con l’ormai inesistente refettorio del convento attraverso due porte che sorgevano ai lati dell’altare maggiore.

Per quanto povera, la chiesa aveva una discreta dotazione artistica.

Il presbiterio era separato dalla navata da una balaustra lignea, conclusa ai lati da due confessionali. Sull’altare maggiore era posto un tabernacolo in legno riccamente scolpito, di cui è rimasto quasi nulla. Alle spalle è rimasta vuota anche una grande cornice che, in origine, conteneva una tela raffigurante il Perdono di Assisi.

La cappella laterale, probabilmente preesistente e risalente alla prima fondazione del convento, era ornata da un grande Crocifisso affrescato, andato distrutto col terremoto. E’ stato sostituito da un pregevole Crocifisso in legno scolpito, ancora esistente, cui fa da sfondo, secondo uno schema consueto, una tela raffigurante la Madonna Addolorata, la Maddalena e s. Giovanni. Un furto mirato priva oggi la tela dei riquadri contenenti il volto dell’Addolorata e della Maddalena.

Tutte queste opere d’arte erano ancora in loco quando il Comune ha acquistato la chiesa, come risulta dalla relazione storico-artistica redatta nel 1991 dalla dott. F. Migneco della Sovrintendenza di Catania.

Al centro della volta a botte restano tracce di un affresco circondato da una cornice in stucco. Un altro affresco, rovinato dall’umidità, si trova sopra il primo altare a sinistra entrando.

Anche delle altre tele, citate da G. Rasà Napoli nella sua ‘Guida alle chiese di Catania’, che rappresentavano santi francescani come il martirio di s. Giuseppe da Leonessa, il martirio di s. Fedele da Sigmarinda, s. Felice da Cantalice col Bambino, non c’è più traccia.

Completavano la decorazione 14 quadretti della Via Crucis e 6 rari lampadari lignei, anch’essi nel frattempo passati a miglior vita.

Dopo l’acquisto, l’Amministrazione ha curato il rifacimento del tetto, ha messo in sicurezza la struttura con l’inserimento di una centina d’acciaio fra la navata e l’abside, e poi l’ha lasciata a disposizione …dei ladri d’arte.

Speriamo che adesso, grazie all’impegno del GAR, questo piccolo pezzo della storia della nostra città possa vivere una nuova e più fortunata stagione.

  • Esprimiamo gratitudine all’arch. Alfredo Coniglione che generosamente ci ha messo a disposizione il frutto delle sue ricerche per la redazione di questa nota.
  • foto liberamente tratte dalla pagina facebook di Gianluigi Primaverile del GAR.

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3 Responses to “Del cattivo uso dei beni artistici: la chiesa di S. Maria degli Angeli o dei Cappuccini vecchi”

  1. anche io vorrei esprimere grande gratitudine all’arch.coniglione,al GAR e a voi…
    elvira iovino

  2. Una precisazione che ritengo fondamentale: il GAR non l’ha occupata, ha dichiarato con raccomandata al Comune di Catania e a mezzo stampa la propria volontà di intraprendere una negotiorum gestio ex art 2031 c.c.
    Dopo 30 giorni di silenzio da parte dell’amministrazione, il GAR ha iniziato i lavori minimi ed essenziali per restituirla alla città…..

  3. Che quella del GAR non sia stata una occupazione in senso tradizionale Argo lo ha già spiegato nell’articolo di ieri
    “Cittadini che si mettono in GAR…a”
    http://www.argocatania.org/201.....-in-gar-a/

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