Una recente pubblicazione analizza le modalità con cui i musei e, più in generale, le nostre istituzioni culturali utilizzano le grandi potenzialità offerte dal web per proporsi ad un pubblico più vasto. Abbiamo chiesto a Federica Santagati, storica dell’arte e docente presso l’Università di Catania, di recensirlo per noi.

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Il volume di Elisa Bonacini La visibilit@ sul web del patrimonio culturale siciliano. Criticità e prospettive attraverso un survey on line (Maimone editore, 2012) analizza un aspetto della comunicazione museale, quello legato alle nuove tecnologie informatiche. Il volume contiene una dettagliata lista di siti web dei musei siciliani con relativo commento ed una bibliografia aggiornatissima, come del resto si richiede nel caso di una pubblicazione riguardante un argomento nuovissimo e in continua evoluzione come questo.

L’autrice non è una neofita nel campo della comunicazione museale e nuove tecnologie, difatti si è già occupata di questo argomento come si evince dalla bibliografia di questo volume, ed inoltre si riscontra nella recensione apparsa nella rivista Artribune Magazine di marzo-aprile 2012: fra i libri legati al tema Musei e social network compare quello di Elisa Bonacini, I Musei e le nuove frontiere dei social network, del 2010.

Così, come ha evidenziato Bonacini, i musei imparano rapidamente a fare uso di alcune delle nuove opportunità della comunicazione associata ai nuovi media, e non solo nella promozione e diffusione delle proprie attività. L’utilizzo innovativo dei media ha modificato in tutto il mondo il rapporto del pubblico con la fruizione del patrimonio culturale conservato, sostenendo il ruolo dei musei quali luoghi d’incontro culturale e consolidando la dimensione di museo-forum. Come sottolinea infatti l’autrice, il museo diventa promotore di una comunicazione sociale partecipata: l’utente crea e condivide i contenuti culturali con i social network attivati dal museo.

Nel nuovo libro La visibilit@ sul web del patrimonio culturale siciliano Bonacini analizza le moderne forme di domanda culturale, osserva il caso siciliano prendendo in esame a titolo esemplificativo i siti web di vari musei isolani per studiare “l’utilizzo della risorsa del web da parte delle nostre istituzioni culturali” al fine di verificarne il grado di coinvolgimento dei visitatori; l’autrice riferisce altresì di “musei digitali negati”, di quasi totale “invisibilità” di alcuni siti (ad esempio, il caso delle aree archeologiche di Segesta e Selinunte), oltre che di siti di musei rappresentanti rarissimi casi d’eccellenza e caratterizzati da contenuti multimediali, ipertestuali e collegamenti a social network (ad esempio, il museo del giocattolo di Pietro Piraino a Palermo).

L’analisi dei siti web dei musei siciliani porta l’autrice ad una serie di considerazioni del tutto condivisibili: in Sicilia sono presenti potenzialità inespresse ed è urgente la necessità di individuarle e farne obiettivo di marketing.

Problemi endemici delle strutture museali siciliane sono sia la mancanza da parte delle amministrazioni pubbliche e private di competenze nel campo della gestione dei musei, sia la rigidità a livello decisionale e amministrativo delle istituzioni preposte nel gestire le strutture museali.

La soluzione di questi problemi era apparsa già nel documento degli Standard Qualitativi Museali (2001-2004) e nella Carta Nazionale delle Professioni Museali (2004-2008), pertanto le osservazioni di Bonacini appaiono del tutto in linea con le tendenze espresse da entrambi questi preziosi documenti programmatici.

Il libro di Elisa Bonacini rappresenta dunque un’utile sintesi per meglio comprendere il panorama dell’offerta sul web dei musei siciliani, così da potere elaborare una strategia opportuna per migliorare le strutture museali.

E’ un volume da consigliare soprattutto a chi, nelle pubbliche amministrazioni, si occupa di patrimonio culturale.

Federica Maria Chiara Santagati

Università degli Studi di Catania

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