Sei ore al giorno per sei giorni la settimana. Questo l’impegno non indifferente che si sono assunti i 20 migranti che, a Catania, sono stati ammessi al ‘Corso di formazione per operatore socio assistenziale‘ realizzato all’interno del progetto “Itinerari d’incontro. Azione per l’inclusione socio-lavorativa degli immigrati”. Analoghi gruppi di 20 migranti hanno seguito i corsi paralleli tenuti a Palermo e Modica.

Organizzato con fondi europei dal Centro Astalli di Palermo e di Catania, dal Centro Studi Sociali Pedro Arrupe di Palermo e dalla Scuola per assistenti sociali ‘F. Stagno D’Alcontres’ di Modica, il progetto è stato presentato martedì pomeriggio al Teatro Tezzano.

Sono per lo più donne, tra i trenta e i quaranta anni, e hanno seguito 100 ore di lezioni di italiano e 200 di formazione specifica per acquisire competenze igienico-sanitarie e divenire capaci di supportare chi non è autonomo nella vita quotidiana.

I partecipanti al corso, scelti perchè possedevano i requisiti necessari (immigrati regolari, disoccupati e disponibili al lavoro) ma anche perchè davano garanzie di serietà, non hanno deluso le aspettative, dimostrandosi attivi, partecipi, desiderosi di farcela. Quasi nulle le assenze.

Vengono dalla Nigeria, dal Mali, dal Maghreb, dalla Costa d’Avorio, dall’Afghanistan, hanno alle spalle paesi, storie e percorsi molto diversi. Hanno dovuto accettarsi innanzi tutto tra loro, imparando a convivere in queste lunghe mattinate di corso. Ci sono riusciti, lo prova l’atmosfera che si è creata, ‘familiare’.

Hanno dovuto anche mettersi alla prova e rafforzare la fiducia in se stessi, l’empowerment era del resto uno degli obiettivi del corso.

Ma non è tutto. “Abbiamo imparato ad aiutare chi ha bisogno” hanno detto due giovani corsisti portando al convegno la loro testimonianza. Sono infatti gli anziani, i disabili, i minori, i destinatari della loro assistenza. E si realizza così lo splendido paradosso di migranti, per definizione bisognosi di aiuto, che imparano ad aiutare gli altri, i più deboli, aiutando nel contempo anche se stessi.

Questo corso, caratterizzato non solo da ‘parole’, se non quelle della lingua italiana, che è fondamentale apprendere, ma soprattutto da azioni fattive, potrebbe essere considerato un modello.

Fare i ‘badanti’ rappresenta una possibilità concreta di lavoro, concrete sono le competenze che sono state acquisite, concreta la possibilità di fare esperienza -conclusa la preparazione ‘teorica’- lavorando per sei mesi  all’interno di strutture (ad esempio case di riposo per anziani) in cui possano mettere alla prova non solo la professionalità acquisita ma anche la capacità di interazione con i pazienti, gli altri operatori, la direzione.

Work experience viene definita nel progetto questa fase che potremmo considerare quasi uno stage, pagato 5 euro l’ora, che comunque in un mese fanno una sommetta non indifferente per chi non ha lavoro. Ma non è solo un contentino perchè si accompagna alla prospettiva di una possibile assunzione.

All’interno di questo progetto c’è stato e ci sarà spazio anche per

  • finanziare una ricerca sugli immigrati in Sicilia e analizzare le difficoltà di inserimento lavorativo e le buone pratiche attivabili
  • creare 3 punti di info-consulenza (uno per ogni sede del progetto, Palermo, Catania, Modica) personalizzata dedicata all’inserimento lavorativo di immigrati nel lavoro dipendente ed autonomo
  • diffondere i risultati anche mediante la pubblicazione di un opuscolo
  • svolgere attività di comunicazione, sensibilizzazione e cura delle rete, in particolare attraverso il sito Osservatorio Migrazioni.

Ma noi vorremmo ricordare soprattutto i gesti e le scelte più concrete, come quella di destinare una parte del finanziamento al pagamento di rette dell’asilo nido per permettere alle mamme con bambini piccoli di seguire il corso.

Soldi ben spesi quindi, a differenza di taluni altri progetti, finanziati per favorire l’integrazione ma spesso occasioni di sprechi.

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