“Siamo nella peggiore performance mai avuta dall’Italia, il 2007-13 è stato il settennato peggiore”.

Ad averlo ammesso, riguardo all’utilizzo dei fondi UE, è stato Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel corso di un’audizione davanti alla commissione Politiche Ue del Senato.

Nonostante gli sforzi degli ultimi anni messi in atto dai suoi predecessori Barca e Trigilia, la media dell’utilizzo è del 49 per cento, contro una media europea del 66. Il tempo perduto, infatti, si è era concentrato soprattutto nei primi 3-4 anni. Restano ancora da spendere 22 miliardi e si rischia di perderne almeno 5 se non si riuscirà a rendicontarli entro il 2015, come prescrive la procedura.

Se a ciò si aggiunge che spesso sono spesi male, quando non dilapidati in mille rivoli di progetti inconcludenti o, peggio, oggetto di truffe e frodi, il quadro che ne deriva è davvero sconsolante.

Naturalmente, ha spiegato Delrio, la gran parte dei problemi per la gestione di questi fondi si concentrano sulle regioni dove maggiore è il bisogno: Calabria, Campania, Sicilia.

Come non ribollire di rabbia quando l’ISTAT, con implacabile regolarità, ci ricorda il dramma della disoccupazione nel Mezzogiorno, dove il relativo tasso è arrivato al 21,7% e tra i giovani al 60,9%, mentre la caduta del Pil, che a livello nazionale è stata dell’1,9% nel 2013, nel Sud è arrivata al 4%, doppia dunque rispetto al dato complessivo?

A chi far risalire la responsabilità di tutto ciò? Due sono gli imputati maggiori: la classe politica, che non è in grado di indicare con chiarezza e con lungimiranza pochi obiettivi strategici e misurabili, su cui concentrare il grosso delle risorse, preferendo appunto disperderle in una miriade di progetti senza altro scopo se non quello di accontentare una clientela famelica e tornacontista.

Il secondo posto, ma a pari merito, va attribuito alla pubblica amministrazione e soprattutto alla sua dirigenza che spesso dimostra scarsa professionalità nella capacità di far marciare progetti con i fondi di Bruxelles.

Si tratta infatti di una immensa e costosissima macchina amministrativa che viene messa in moto per produrre ogni anno migliaia di pagine di piani, costruiti molto spesso col banale metodo del copia e incolla, che non sono sorretti da adeguate analisi dei bisogni reali e delle esigenze del mercato del lavoro, che non individuano con chiarezza ed essenzialità gli indicatori per la verifica dei risultati raggiunti.

Il risultato è appunto quello di disperdere i soldi in una marea di micro-interventi ma, spesso, anche quello di non riuscire a rendicontare in tempo il lavoro svolto, con la conseguente perdita dei finanziamenti.

Eppure le cronache politiche di queste ultime settimane ci raccontano di un governo regionale impantanato e praticamente paralizzato da una interminabile guerra all’interno della sua stessa maggioranza, mentre i dirigenti regionali sono stati impegnati in un’epica battaglia per impedire che i loro stipendi non venissero bloccati oltre il tetto massimo dei 240 mila euro (sic!) l’anno.

Per il prossimo settennato l’Italia avrà a disposizione 32 miliardi di fondi strutturali a cui si sommeranno altri 24 miliardi di cofinanziamento nazionale. Dato il quadro sopra descritto, non sembra inopportuna la scelta, riferita sempre da Delrio, di “rafforzare la governance a livello istituzionale” e la proposta di svincolare gli investimenti per il cofinanziamento dal Patto di stabilità che spesso ha paradossalmente punito le Regioni più virtuose, impedendo loro di usufruire dei fondi UE.

Ma riuscirà la Sicilia a ‘cambiare verso’ almeno in questo settore che potrebbe contribuire in modo decisivo al conseguimento di risultati di crescita, come è accaduto per altre zone a statuto speciale?

Non ci resta che sperare.

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6 Responses to “Sicilia, come scialacquare i miliardi dei fondi UE e vivere (in)felici”

  1. 1. Le nazioni forti tipo la Germania si devono sentire dei fessi a dovere dare sussidi alle regioni deboli e semi-corrotte come l’Italia.

    2. La Sicilia e’in declino dall’unificazione dell’Italia. Declino dovuto alle leggi di giungla che esistono e menti criminali che hanno governato. Come si dice il pesce puzza dalla testa.

    3. a 240, 000 euro, ho sbagliato carriera!

    Ai giovani, onestamente direi…..imparate l’inglese, studiate aree che sono in domanda (informatica, per esempio) e andatevene dalla Sicilia!! La Sicilia sta affondando come la titanic. Esistono ancora i posti dove si puo lavorare onestamente, dove se perdi il portafoglio con $2,000 lo riportano alla polizia, dove ci sono spazi naturali e sconfinati dove si puo’ camminare per giorni senza vedere una cartaccia. Arriva il punto, dove veramente, il cittadino medio ha le mani attaccate e non puo’ fare nulla.

  2. M Lucrezia Taormina
    giugno 10th, 2014 at 06:33

    …bah …chissà …speriamo!

  3. Il commento che ho scritto prima suona veramente negativo. Mi fa pensare due cose. La prima di non “fari aceddu do maluaguriu” e la seconda “if you can’t say anything nice don’t say it”. Spero che le cose prendano la direzione giusta per l’economia Siciliana. Certamente siamo capaci di essere intraprendenti quando vogliamo. Comunque, viva Catania, una citta’ che amo tantissimo e sono contenta di riverdere (tra pochi giorni!!!).

  4. domenico stimolo
    giugno 10th, 2014 at 13:32

    Gentile “ Una Dea Sicula”,
    l’appello così, poiché rimane nascosto la sua “fisionomia” civile.
    Non volevo rispondere. Però, poi, il “prurito” è prevalso.
    Mi riferisco alla sua affermazione ( primo scritto) che così recita: “ La Sicilia è in declino dall’unificazione dell’Italia………”.
    E’ questo un colossale falso storico. Quella era la fase del re….detto “delle due Sicilie”. A parte alcuni orpelli appositamente “appiccicat i”dai tifosi monarchici, il dato è che in quell’epoca – a noi distante ben 163 anni – date le condizioni socio-economiche esistenti e ben mantenuti al rombo del cannone, la stragrandissima parte della popolazione viveva in condizioni di vera e propria schiavitù!
    Alcuni: nobili e nobilotti, marchesi e marchesini, principi e principesse, e quant’altri dediti ( sempre benedetti dal potere religioso) alla spoliazione popolare, una infinitesima parte della popolazione complessiva ( come ben narrato nel “Gattopardo”) “ schiamazzavano” tra lussi ed ingordigie inverosimili.
    Questo “romanzo” scellerato ultimamente ( … si fa per dire….gli anni passano) nella nostra isola è stato ripreso da alcuni, costruendo le proprie fortune politiche. Giusto quelli che bene bene hanno contribuito al saccheggio generale. Poi…caduti in solenne disgrazia. Chissà perché!
    La costruzione della nostra democrazia italica è stata, ed è, molto complessa e tribolata.
    Il percorso è ancora bene aperto. Specie in Sicilia, lasciata ( a parte le grandi lotte popolari e dei martiri ammazzati dalla mafia e dal variegato potere) dai molti a marcire.
    Gran colpa di molti, moltissimi cittadini residenti che, pensando di rispondere ai loro atavici bisogni, ne hanno elettoralmente appoggiato le voglie.
    Bisognerebbe necessariamente approfondire le cose – i buoni testi non mancano – , prima di lanciare “solenni” strali.

    Cordiali saluti
    domenico stimolo

  5. Salvatore Castro
    giugno 10th, 2014 at 14:32

    Grazie, Domenico, per il tuo pacato invito alla riflessione.
    Anch’io sostengo che “la verità” a differenza delle “bugie” abbia, oltre a delle gambe lunghe, il pregio di condurre alla ragione e, come una corretta diagnosi clinica, alla possibilità di ricorrere alle giuste cure.
    Per quanto riguarda l’argomento dell’articolo, devo confermare che (dal mio piccolo settore di competenza) la capacità progettuale della Regione Sicilia si è sempre mantenuto a “basso profilo” non so se per scelta politica o per incapacità tecnica (vedano i funzionari a 240 K€ le vere ragioni) e tutti i piani: 2000-2006; 2007-2013; 2013-2017 ed Europa 2020 sono partiti con ritardi spaventosi; alcuni sono iniziati un anno prima della fine del periodo o stentano tuttora a partire. Le sottomisure agli assi di intervento primari spesso scompaiono del tutto.
    Un elemento che vuole essere contributo lo aggiungo con l’informazione che la regione, non contenta della severità imposta dalla comunità, emana, in sovrapposizione, regolamenti aggiuntivi che ottengo solo lo scopo di rendere discrezionali i controlli e non impedire le scorrettezze.
    Sulla possibilità, infine, di riuscire a “capire” come si svolgono i fatti, bisognerebbe interessarsi, ed anche qui gli strumenti non mancano, se solo si usasse il WEB per leggere i documenti, le Gazzette ufficiali, le determine i decreti e quant’altro puntualmente pubblicato su: GURI; GURS; GUCE, anzichè usarlo come tribunale ed oracolo di certezze monolitiche o per scagliare proclami di “purghe” e invettive generalizzate solo per ottenere “follower” positivi.
    Un esempio per tutti: la vicenda della Formazione Professionale, che non è tutta come si è disegnata, che si vuole cancellare a vantaggio di una particolare Associazione che mai ha realmente formato, su cui la volontà di raggiungere la verità è assolutamente inesistente; il che significa che gli onesti pagano (e stanno per diventare disoccupati in migliaia) ed i disonesti godono del frutto del malaffare sviluppato all’interno delle spire del serpente. Se riuscissimo a guardare dentro le cose, con attenzione e con spirito laico, forse troveremmo una risposta alla malattia.

  6. Grazie molte Domenico per avere chiarificato quel punto. Io lo letto il Gattopardo e lo trovato un romanzo molto bello e simbolico (il mio romanzo italiano preferito). Lo sfondo storico e’il Risorgimento quando il Regno delle Due Sicilie e’ stato assorbito da un’Italia unita e certamente piu’ democratica. Non volevo dire che la causa del declino e’ stata l’unificazione dell’Italia. Il sistema feudale e’ un sistema arcaico che sicuramente a qualche cosa da fare con i problemi che la Sicilia ha ereditato. Il momento in cui la Sicilia si e’ unificata e’ il momento in cui si puo’ guardare indietro e tirare le somme, insomma.

    Amo tantissimo la Sicilia (non dico mai che sono Italiana – dico sempre di essere siciliana) e spero tantissimo che si possa uscire da questa crisi soprattutto per le famiglie (i giovani possono sempre fare le valigie e andare all’estero – si parla purtroppo sempre dei giovani ma sono le famiglie a soffrire si piu’). Io nel mio piccolo cerco di aiutare l’economia comprando prodotti Italiani (anche se costano di piu’ rispetto a quelli locali) e incoraggiando i miei amici a venire a visitare la nostra isola stupenda (e’ davvero stupenda e mozzafiato).

    Ho anche notato che ci sono molti gruppi di volontari che contribuiscono molto alla societa’. Se la maggioranza dei siciliani potessimo emulare l’esempio di questi gruppi e interessarci di piu’al mondo fuori della nostra famiglia e cerchia di amici, la Sicilia diventerebbe veramente un’isola felice.

    Mi scuso di nuovo per avere lanciato “sollenni strali” in questo web site!!

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