Domenica 22 novembre, alle 10:30, a Catania, in via Opificio, nel quartiere di San Berillo, si terrà un’assemblea, indetta dalla Casa di Quartiere “Comefa” di cui il Comitato San Berillo  è promotore insieme a Circolo Arci Melquiades e Circolo Faber.

Un incontro con abitanti del quartiere, associazioni, giuristi e tecnici urbanisti per discutere delle soluzioni da individuare nell’immediato, della questione abitativa e della messa in sicurezza degli immobili. Si parlerà del crollo che si è verificato di recente in via Pistone ma anche della possibilità di speculazioni in agguato dietro i cedimenti degli immobili e gli sgomberi. Ecco il comunicato del Comitato cittadini attivi San Berillo.

Cosa è successo esattamente a San Berillo ?

Alle ore 5 del mattino dello scorso 16 novembre un forte boato ha accompagnato il crollo della parte retrostante di un edificio di via Pistone 62, fortunatamente senza provocare alcuna vittima. Il collasso della struttura ha provocato danni anche ad un edificio adiacente di proprietà di una residente di origine portoghese.

Il Comune e la Protezione civile si sono mossi, necessariamente, con un ordinanza sindacale chiudendo tutte le vie di accesso del quadrilatero delimitato da via Pistone, via Reggio, via Delle Finanze e parte dei marciapiedi di via Di Prima per non permettere il transito alle persone e contemporaneamente operare la demolizione dei muri a rischio crollo.

L’ordinanza, inoltre, proibisce l’accesso alle case, le cui porte sono state saldate. Un gruppo di 15 senegalesi con regolare contratto di affitto è stato sloggiato da Protezione civile e Vigili urbani perché anche la loro dimora è a rischio crollo.

Il quartiere è ferito, la chiusura, necessaria, delle strade ha svuotato di vita San Berillo. Una situazione analoga alla chiusura del centro storico dell’Aquila, con la differenza che lì l’artefice del crollo è stato il terremoto con buona responsabilità dell’incuria dell’uomo, qui è stata l’indifferenza delle amministrazioni passate e presenti e dei proprietari che forse hanno voluto che si arrivasse ad una tale situazione per poter operare con le mani libere e procedere ad un nuovo sventramento che rischia di ricordare tristemente quello del 1957.

Non è infatti possibile demolire palazzi e case in un quartiere che ricade nella zona “A” del Centro Storico, ma -dal momento che la demolizione è avvenuta per “cause naturali” e in situazione di rischio crollo- si apre un pericoloso spazio di manovra che può trasformarsi in un regalo agli immobiliaristi che volessero costruire sulle macerie godendo anche di premi di cubatura.

Immaginate palazzi di 5/6 piani in pieno centro storico e di dubbio gusto modernista?

La storia beffardamente si ripete, sembra non insegnare niente, ma qui in gioco c’è anche il futuro del centro storico di Catania, delle sue bellezze architettoniche, che ad ogni piè sospinto vengono ricordate per attrarre nuovi turisti perché il barocco è il “prodotto” che possiamo vedere meglio.

Il Comitato sta monitorando la situazione, ha chiesto di partecipare ai tavoli tecnici in Prefettura e un incontro con la Soprintendenza dei Beni Culturali sollecitando quest’ultima ad attivarsi visto il pregio storico-architettonico degli immobili a rischio.

La preoccupazione più forte è che lo stato di emergenza diventi permanente, perché come rilevava il Prof. Prestinenza Puglisi in un articolo di un giornale on line, a San Berillo è mancata la programmazione e -aggiungiamo noi- continua a mancare.

Continua a mancare perché non sono stati presi provvedimenti di messa in sicurezza da parte dell’Amministrazione Comunale, la quale dovrebbe immediatamente intimare ai proprietari di mettere in sicurezza i propri immobili e -qualora non adempiessero- agire in danno nei confronti degli stessi.

Il sospetto che non ci sarà un “dopo” è reale poiché il sistema di chiusura delle strade, con tubi innocenti saldati, non permette l’accesso a periti e tecnici ed eventualmente ai mezzi di lavoro che possano mettere in sicurezza gli immobili.

Alla luce di questi avvenimenti, è necessario capire quali iniziative promuovere per salvare il corpo ferito di San Berillo e di una parte importante del Centro Storico. Insieme agli abitanti, alle associazioni, a giuristi e a tecnici si cercherà di individuare quelle soluzioni che possano da un lato mantenere vigile l’attenzione sul futuro del quartiere e dall’altro rispondere ai problemi abitativi delle persone che hanno dovuto abbandonare il proprio alloggio.

Dal punto di vista tecnico urbanistico si affronterà la questione relativa ad un piano di messa in sicurezza degli immobili che in una prima fase permetta l’apertura delle strade e successivamente consenta di aprire un tavolo di progettazione per rigenerare il quartiere.

Il Comitato Cittadini Attivi San Berillo

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One Response to “Parola d’ordine: Salvare San Berillo”

  1. Alla cortese attenzione della redazione del sito Argo

    In merito alla vicenda degli affitti e di piazza europa, escluso che la società parcheggio europa spa possa gestire l’opera per i motivi di cui l’amministrazione Comunale è ben consapevole e che viziano tutta la procedura sotto il profilo amministrativo, a prescindere dall’assoluzione che non contesto, ma che non sana affatto la nullità degli appalti sul piano amministrativo.
    Non valgono a convalidare la procedura i continui annunci della amministrazione precedente ed attuale, mentre non risulta esatto neppure quanto affermato in merito al risarcimento che sarebbe persino dovuto a queste persone per l’appalto di piazza europa: non hanno diritto ad alcun risarcimento, era il comune che doveva chiederlo alla ditta!
    Si ribadisce che l’opera realizzata in via messina 623 è in vincolo assoluto e frascia rispetto stradale, come risulta dall’originario preavviso di diniego, già in possesso del Comune che nonostante questo ha rilasciato ulteriori permessi per altre porzioni dello stesso immobile, cambiandone la destinazione d’uso con, contestuale intervento edilizio, anche queste mi paiono scelte perlomeno discutibili sotto il profilo esclusivamente amministrativo.
    Escluderei anche la validità, sempre sul piano esclusivamente amministrativo, della scelta di prendere in affitto immobili da queste persone, visto che il Comune ha gli immobili di proprietà da valorizzare e questa sola poteva essere la priorità della amministrazione comunale e provinciale.
    Altra curiosità è la scelta da parte della amministrazione provinciale di affidare il servizio idrico integrato ad una società di cui fanno parte queste persone, affidamento avvenuto sulla base di atti poi annullati dal consiglio di giustizia amministrativa Regione sicilia.
    a quale titolo, nel frattempo, hanno gestito il servizio in alcuni comuni della provincia?

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