“Solo poche città dell’impero romano si potevano permettere il lusso di avere un Odeon”. Così esordisce l’architetto Gaspare Mannoia, progettista e direttore degli allestimenti per la ricezione e l’aspetto scenografico del monumento,  in un breve filmato pubblicato su Youtube il 12 marzo del 2012.

Sorgeva  come in altre città nei pressi del teatro ma mentre quest’ultimo poteva contenere 10.000 spettatori, l’Odeon poteva accoglierne solo 2000. Segno che si trattava di spettacoli d’élite, musica e poesia, insomma di un ascolto erudito.

Mannoia fa la storia del nostro monumento, costruito tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, probabilmente in occasione della visita dell’imperatore Adriano. La sua copertura era affidata a robuste tele sostenute da funi.

Dopo il terremoto del 1693 che distrusse il Val di Noto, a ridosso dell’Odeon e sfruttando spesso gli stessi materiali della struttura, furono costruite casupole misere che andarono degradandosi sempre di più.

Nella prima metà del secolo scorso fu avviato un lento e difficile restauro. Per alcuni anni, alla fine del secolo, il monumento ha ospitato, nella stagione estiva, concerti di musica da camera di alto livello. Poi è tornato tra i “silenti” monumenti poco visistati e poco conosciuti della città.

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