Quattro gommoni con almeno 250 migranti sono stati avvistati fra Tripoli e Malta, come ha denunciato Sea Watch. Tre di questi sono ancora in mare, un’imbarcazione si è capovolta, naufragata con le persone a bordo.

Ancora, un centinaio di migranti è sbarcato a Pozzallo, mentre per i 156 salvati dalla Alan Kurdi si profila una quarantena a bordo di una nave.

In Europa la solidarietà verso coloro che soffrono non comprende chi fugge da fame, guerra, epidemie. Di più, l’emergenza del Covid 19 viene utilizzata per incrementare/ampliare muri e confini.

In Italia, sino al 31 luglio non sarà possibile lo sbarco di migranti salvati dalle ONG straniere. Il decreto è stato firmato da quattro ministri: De Micheli, Di Maio, Lamorgese e Speranza. Stupisce quest’ultima firma, poiché, nel passato, l’attuale ministro della salute aveva affermato che “salvare le vite nel Mediterraneo è un obbligo morale”.

La chiusura dei porti è motivata, ovviamente, dallo sviluppo della pandemia Covid 19, anche se proprio in un momento così difficile sarebbe necessario che l’Europa si assumesse la responsabilità di ottemperare all’obbligo di soccorso.

Lo sostengono in una nota congiunta le organizzazioni impegnate nei soccorsi in mare, Medici senza frontiere, Mediterranea, Open Arms e Sea Watch. E il Tavolo nazionale asilo scrive “Con un atto amministrativo, di natura secondaria, viene sospeso il diritto internazionale, di grado superiore, sfuggendo così ai propri doveri inderogabili di soccorso nei confronti di chi è in pericolo di vita”.

Con questo provvedimento si sancisce inoltre un trattamento diseguale, se il soccorso avviene con un mezzo italiano si può approdare, altrimenti è vietato. In nome del Covid 19 viene così cancellato l’obbligo internazionale di garantire il soccorso a chi è in emergenza.

Negazione tanto più grave poiché la pandemia potrebbe avere, nei prossimi mesi, un impatto catastrofico nei Paesi già devastati da guerre e miseria, potrebbe fare più morti di un bombardamento. Oxfam (confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale) chiede, perciò, di intervenire prima che sia troppo tardi.

Attualmente, ricorda Nello Scavo su Avvenire, sono oltre 70 milioni i fuggitivi nel mondo a causa di persecuzioni, conflitti, violenze e violazioni di diritti umani. Di questi, “più di 20 milioni, ricorda Unhcr-Acnur, sono rifugiati”, oltre l’80 per cento accolti da Paesi a basso o medio reddito, con “sistemi di assistenza medica, di approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari meno efficienti”.

In molti campi oltre 250 persone sono costrette a condividere una sola fonte d’acqua pulita, con meno di 3 metri e mezzo quadrati di spazio vitale a testa. “Va peggio, ricorda Scavo, nei campi di prigionia in Libia o sulle isole greche, dove vivono ammassate oltre 40mila persone in spazi ristretti e in condizioni igieniche spaventose”.

In particolare, sull’isola di greca di Lesbo, la cittadella dei profughi a Moria era stata concepita per 3mila migranti e profughi. Ce ne sono 20 mila: un bagno (sporco) ogni 160 persone, una doccia ogni 500, una fonte d’acqua ogni 325. E si tratta di una struttura finanziata dall’Unione europea!

Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per raccogliere 2 miliardi di dollari per finanziare un piano di risposta globale al corona virus nei paesi più vulnerabili. Invece di chiudere i porti, l’Italia farebbe meglio a impegnarsi per rispondere positivamente a questa richiesta.

Affinchè si intervenga subito nei confronti dei gommoni avvistati far Tripoli e Malta è stato lanciato un appello, da chi si batte per garantire il diritto alla vita e all’accoglienza.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri. Roma

presidente@pec.governo.it (si può inoltrare anche per posta ordinaria)

Signor Presidente,

Frontex ha riportato la notizia di quattro natanti con circa 250 persone a bordo nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee. Nel giorno di Pasqua, i natanti sono 3, uno è naufragato, con decine di persone a bordo, uomini, donne, bambini; lasciati morire da un’Europa che parla di solidarietà verso le persone che soffrono, ma che non parla MAI della guerra che da anni conduce contro i civili alle proprie porte, respingendoli e abbandonandoli al loro destino: la morte.

Quanti altri cadaveri volete sulla vostra coscienza, governanti europei?

A voi, e ai governi maltese e italiano in particolare, sarebbe bastato un attimo per scegliere di salvare queste vite e non di girarvi dall’altra parte.

Sarebbe stato nelle vostre possibilità salvarli e l’avreste fatto in pochissime ore.

Sapevate dove si trovavano e che stavano morendo e salvarli non avrebbe compromesso la salute e la sicurezza di nessuno.

Avete scelto di lasciarli morire.

Ci sono altri tre assetti navali che rischiano di fare la stessa fine.

Presidente Giuseppe Conte, Ministri Paola De Micheli, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza, mandate subito la Guardia Costiera a soccorrerli. Sapete dove sono. Non fate pesare sulle vostre coscienze e sul nostro paese il crimine orrendo dell’omissione di soccorso.

Perché questa (sebbene lo sia già) non venga ricordata solo come la Pasqua della vergogna, intervenite per salvare quelle vite umane. Non valgono meno delle nostre.

Noi abbiano il dovere di restare umani.

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7 Responses to “Soccorsi in mare, la Pasqua della vergogna”

  1. Gianfranco Sciuto
    April 14th, 2020 at 22:00

    Non so fino a che punto metterli in dei “lager” significhi salvarli. Ho lavorato qualche settimana in un centro di prima accoglienza e posso dire che la maggior parte non è denutrita, non è malata, non si sa da dove viene e dubito fortemente che scappa dalla guerra. Non penso che ci rubano il lavoro perché qualcuno i prodotti agricoli li deve pur raccogliere e le consegne a domicilio in bici le deve pur fare.. il problema principale è che la maggior parte sta in giro a ubriacarsi (l’alcool viene usato come espediente per stordirsi e passare la notte fuori) e a degradare le nostre città. Senza contare che vado a raccoglierli per strada per portarli in ospedale a fare una flebo disintossicante che gli permette di ritornare in strada a bere e ricominciare il giro, usufruendo gratuitamente di assistenza sanitaria. Non abbiamo un vero piano di assistenza verso queste persone e non abbiamo un piano di integrazione per queste persone. Non riusciamo neanche a gestire tutti gli italiani, figuriamoci queste persone. In un momento come questo penso che sia l’ultimo dei nostri problemi. Inoltre le varie associazioni ong tipo emergency, per citarne una italiana, in questo momento non mi sembra stiano collaborando granché e infatti i medici in italia arrivano dappertutto tranne che da emergency.
    Concludo dicendo che in Italia c’è troppo buonismo e assistenzialismo fine a se stesso che non ci fa crescere e in fin dei conti non aiuta nessuno.

  2. Hai ragione Gianfranco, “Non abbiamo un vero piano di assistenza verso queste persone e non abbiamo un piano di integrazione per queste persone”. Dirò di più, il nostro non è un “assistenzialismo fine a se stesso”, come tu dici, ma è un sistema che permette la speculazione su queste persone da parte di chi li fa lavorare in nero o lucra in vario modo su di loro. Ma allora che facciamo? Li facciamo morire? Le migrazioni non si fermeranno. E’ un problema epocale. Lo dobbiamo affrontare in modo serio e complessivo, come Europa e come Italia

  3. Gianfranco Sciuto
    April 14th, 2020 at 22:02

    non mi sembra una priorità e comunque sarebbe più giusto aiutarli a casa loro per farli stare la. Per prenderli in mare le care ong, tipo la seawatch, potrebbero benissimo raccoglierli e portarseli a casa. Non sta scritto da nessuna parte che devono sbarcare per forza in Italia. Noi abbiamo un’emergenza sanitaria. Li portassero in un luogo sicuro

  4. Credo che questo approccio si chiami benaltrismo.
    Aiutiamoli a casa loro a conti fatti non significa niente e non risolve il problema attuale di quelli che sono già in mare. Domanda secca: li lasciamo annegare perché non abbiamo un piano?
    Sulle navi ONG è sbagliato affermare che nessuno dice che devono portarli in Italia, perché di fatto noi siamo il primo porto sicuro.
    Poi ognuno può continuare a raccontarsela come vuole.

  5. Daniela Aronica
    April 15th, 2020 at 12:07

    Gianfranco Sciuto, siccome ha citato Emergency, le giro un link, così magari rettifica e la prossima volta si informa prima:
    https://www.emergency.it/cosa-facciamo/risposta-covid/

    Siccome non crederà a quanto dice Emergency, le consigli di fare un giretto in rete. La aiuto:

    https://www.varesenews.it/…/continua-limpegno…/917409/

    https://www.google.es/…/emergency-coronavirus-milano…

    https://www.google.es/…/covid-19-ecco-il-nuovo-ospedale…

  6. Gianfranco Sciuto
    April 15th, 2020 at 12:09

    Daniela Aronica, wow 1 ospedale in tutta Italia e neanche aperto da loro.. meno male che c’è Gino

  7. Il Centro Astalli da 21 anni a Catania al fianco dei migranti sfruttati, torturati, violentati, usati e umiliati, esprime solidarietà ad Emergency e alle ONG senza fare alcun commento, del tutto superfluo.

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