L’accesso al versante Ovest del Parco dell’Etna da parte di veicoli ‘ecocompatibili’ (ma si parla anche di bus e pulmini), è stato autorizzato dal direttore del Parco dell’Etna, Giuseppe Di Paola con una firma che, sul sito del Comune di Bronte, viene definita storica.

Adesso, con piena soddisfazione dei rispettivi sindaci, Pino Firrarello e Giuseppe De Luca, i Comuni di Bronte e Maletto potranno attivare un “servizio di fruibilità” con finalità turistica nei tracciati che portano da Piano dei Grilli all’ingresso di Monte La Nave.

Anche se le dichiarazioni dei protagonisti istituzionali, compreso il presidente del Parco, Carlo Caputo, traboccano di messaggi rassicuranti sul fatto che non ci saranno danni all’ambiente e alla biodiversità perché è stato trovato il “giusto equilibrio tra salvaguardia e fruizione”, quello che si prepara è l’avvio di un turismo della domenica, poco o niente attento alle esigenze dell’ambiente.

Molte associazioni che hanno a cuore la difesa dell’ambiente, e in particolare quella del nostro vulcano, sono in agitazione, alcune hanno già inviato una lettera di protesta alle autorità competenti, altre sono in procinto di farlo.

Pubblichiamo oggi la richiesta, firmata da Lipu, WWF, Legambiente, Federescursionismo, Italia Nostra, assoguide, NeT, Cai regionale Sicilia, indirizzata a Pietro Litrico, Dirigente del Servizio Ufficio per il Territorio di Catania della Regione siciliana.

Le associazioni, dopo aver espresso “viva preoccupazione” chiedono che il provvedimento non venga reso esecutivo e manifestano l’intenzione di ricorrere eventualmente anche all’Autorità Giudiziaria denunciando la violazione della normativa esistente e del regolamento del Parco.

Il versante Ovest dell’Etna è l’area più incontaminata e meglio conservata del Parco. Un turismo da ‘gita’ domenicale – denunciano ambientalisti ed escursionisti – metterebbe a rischio le pinete di pino laricio e i boschi di leccio dove sono ancora presenti il gatto selvatico, la martora, l’istrice, la coturnice siciliana. Parliamo di Zone di protezione speciale, di Siti di Imprtanza Comunitaria che devono assolutamente essere tutelati.

Etna by G.Rannisi

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C’è di più. Questa iniziativa – scrivono le associazioni – può facilmente suscitare aspettative simili da parte di altri Comuni con il conseguente aumento della pressione antropica su questo versante del vulcano.

E può costituire anche un pericoloso precedente per altre riserve naturalistiche e per altri parchi naturali.

Nell’area destinataria del provvedimento è presente anche l’aquila reale, di cui si dichiara di voler salvaguardare la riproduzione sospendendo gli accessi da febbraio ad aprile, una sospensione che – a parere dei firmatari – non corrisponde all’obiettivo dichiarato visto che l’aquila si riproduce fino a Luglio.

Pretestuose appaiono alle associazioni anche le proclamate finalità di garantire la fruizione dei luoghi alle persone anziane e con deficit fisico (che si può realizzare nel rispetto delle norme), e di permettere l’accesso ai mezzi di supporto logistico (di quale supporto si parla, visto che il soccorso in caso di necessità è già assicurato?)

Al di là delle dichiarazioni di facciata, la “nuova era per il turismo sull’Etna” di cui ha parlato Firrarello potrebbe rappresentare, per l’integrità dell’Etna, una sentenza di morte.

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4 Responses to “L’assalto all’ultimo lembo ancora integro dell’Etna”

  1. Non dimentichiamo che è soltanto il “turismo da gita della domenica” che consente ai genitori poveri che non posseggono una macchina di fare conoscere ai figli tanti luoghi della bellezza.
    Vogliamo riproporre lo scandalo dell’ingresso costosissimo nei musei, monumenti, luoghi della cultura e aree archeologiche dello stato interdetto ai poveri (tranne quel piccolo ripensamento istituito nel 2014 e adesso da più di un anno sospeso causa covid, dell’accesso gratuito la 1°domenica del mese)?
    Elvira Iovino

  2. il rispetto delle regole e il rispetto dell’ambiente valgono per tutti e per tutte le classi sociali. Permettere l’accesso dei veicoli ad una area incontaminata non agevola chi ha meno risorse. E il Parco dovrebbe educare al rispetto del territorio e offrire ai meno abbienti possibilità di visite “rispettose”, non firmare provvedimenti che agevolano chi vuole fare affari

  3. @ Elvira Iovino,
    Giustissimo! bisogna che a nessuno, sia esso ricco o povero, sia negata la possibilità di fruire delle bellezze della natura!
    Per esempio sul versante sud, sull’autobus che sale al rifugio Sapienza e attraversa fino in fondo l’area parco si vedono ogni giorno, in ogni stagione i poveri che a frotte acquistano il biglietto per fare una escursione a Monte Sona, a Serra Pizzuta, al Salto del cane o al rifugio della Galvarina.

    Io confesso di essere stato sfortunato e non ne ho mai visto uno, forse bisognerebbe essere più precisi su cosa intenda per povero la signora e se, con onestà, ne conosca uno, uno solo che sia andato in autobus, da solo o con la famiglia, a fare escursioni sui versanti resi accessibili ai veicoli con strade asfaltate.
    Su queste strade si vedono invece torme di auto, dalle utilitarie ai SUV, che portano famiglie di “escursionisti” appassionati della montagna che si abboffano a qualche metro dal bordo della strada,lasciando puntualmente sacchi pieni di spazzatura (” …. e cchi c’è scrittu, non buttare la spazzatura ? a prossima vota ni mintemu un pocu cchiù dda”).
    Si potrebbe facilmente continuare, parlando delle bottiglie di vetro, dei sacchetti e delle lattine fino in cima alla Montagnola, dei fuori strada che scorrazzano rombando sulla pista altomontana, dei raccoglitori di castagne, dei cercatori (inesperti) di funghi, dei cacciatori, e pure di villette spuntate nel folto del bosco dalla sera alla mattina, ma penso che ognuno possa aggiungere sue esperienze al riguardo.
    Se si riuscisse a sottrarre almeno in parte a questo scempio una piccola zona dell’Etna e preservala per noi (sia ricchi sia poveri) e i nostri figli e nipoti non si toglierebbe nulla nè ai poveri nè ai ricchi che possono accedere indisturbati ed incontrollabili a tutto il resto.

  4. Il documento in oggetto mette in evidenza una questione che temo accadrà certamente e cioè dopo anche altri comuni vorranno la loro fetta di torta.. ops di parco. A parte questo una sola legge che metta uno stop a nuovo cemento e asfalto fuori dalle aree urbane ancora non esiste e manco nessuno ne parla quindi per me ancora nella testa dei politici riguardo alla protezione dell’ ambiente non è cambiato nulla e chissà quanto tempo dovrà passare!!

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