Cittadella giudiziaria - CataniaLa parolina magica, fino ad ora ignorata, ha fatto per la prima volta capolino tra le righe, anche se sommersa nel mare di espressioni soddisfatte (e di prospettive, come vedremo, irrealistiche) con cui il presidente Musumeci ha presentato il progetto vincitore del concorso per i Nuovi Uffici Giudiziari.

Parliamo della parola “variante”, il provvedimento del Consiglio Comunale che deve decidere lo scostamento di un’opera dalle previsioni del Piano Regolatore, una decisione che compete ai cittadini attraverso i loro rappresentanti.

Non a caso questo passaggio è stato richiesto alle autorità competenti da quattro associazioni, ArgoCatania, CittaInsieme, Sunia e Borgo Marinaro di Ognina, convinte sostenitrici di questo principio e critiche nei confronti della collocazione di questi uffici in viale Africa.

Dopo quattro mesi dalla presentazione (18 marzo) del nostro esposto, che non ha ricevuto nessuna risposta, leggiamo con stupore quanto scritto da Gian Luca Reale su la Sicilia di giorno 16 luglio: “c’è da superare il passaggio della variante urbanistica, necessaria per modificare la destinazione dell’area”.

Nell’articolo (“Viale Africa: uffici giudiziari con vista mare”) si precisa persino che genio civile e progettisti stanno preparando la documentazione per l’ufficio Urbanistica, pur senza fare esplicito cenno al passaggio in Consiglio Comunale.

Per manifestare il proprio stupore e per chiarire di non avere avuto alcun incontro con l’assessore Falcone, come si potrebbe dedurre da un altro passaggio dell’articolo, le associazioni firmatarie dell’esposto hanno ritenuto opportuno inviare al quotidiano La Sicilia una breve comunicazione dal tono pacato, che – dopo cinque giorni – non è stata, però, ancora pubblicata.

In occasione della presentazione del progetto vincitore, definito “avveniristico” dal presidente Musumeci, non è mancata la presentazione di prospettive illusorie e ingannevoli.

Non si può lasciare intendere che il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia renderà il mare fruibile solo perchè non avremo più un palazzo altissimo a nasconderne la vista. Si tratta comunque di una struttura che sarà protetta da regolamentari misure di sicurezza e per accedere alla quale bisognerà superare dei controlli, qualcosa di ben diverso dalla piazza in cui passeggiare nel tempo libero.

Non si possono presentare i nuovi Uffici Giudiziari come un “traguardo essenziale”, risolutivo della attuale dispersione degli uffici, quando non è difficile verificare che, rispetto alle esigenze di spazi interni e di parcheggi, la nuova struttura rischia di essere, già in partenza, sottodimensionata e quindi inadeguata.

Non si può ignorare che il carico urbanistico della nuova sede giudiziaria comporterà un aumento esponenziale del flusso di autovetture su una strada di grande traffico su cui insistono già una scuola e una sede della questura e che funge da circonvallazione di levante. Cosa accadrà poi in momenti di altissima concentrazione di pubblico come quelli di dell’Etna Comics o di altri eventi fieristici o dello svolgimento dei test di medicina alle Ciminiere?

Tutte domande a cui nessuno ha risposto e che si preferisce accantonare perchè troppo scomode.

C’è in tutta questa vicenda una grande assente, che avrebbe dovuto essere invece il soggetto principale delle decisioni: la città.

Considerata come entità passiva a cui comunicare scelte già fatte, la città avrebbe dovuto invece esserne la protagonista. Ed il dibattito pubblico attorno alla realizzazione del nuovo palazzo di giustizia avrebbe dovuto avere nel Consiglio Comunale, e in una delibera conclusiva, discussa e votata al suo interno, l’atto finale e definitivo.

Anche la città si è svegliata in ritardo dal suo torpore, sebbene molti abbiano espresso disagio e disappunto sui social, e partiti e associazioni abbiano fatto qualche sortita critica, ma senza cercare un’intesa più generale.

Neanche sulla proposta di un parco cittadino con vista sul mare, presentata – questa sì in Consiglio Comunale – dal Movimento Cinque Stelle. Anche perchè, sebbene appaia indubbio che la nostra sia una città di mare a cui il mare è negato, una proposta che voglia rispondere a questa fondamentale esigenza dovrebbe avere una ampiezza e uno spessore maggiore.

Forse è davvero arrivato, però, il momento opportuno per un confronto di tutte le componenti cittadine e la vicenda dei nuovi Uffici Giudiziari e della loro collocazione in viale Africa può essere il punto di partenza per una azione comune.

Intanto, per martedì prossimo alle 18.30, il Movimento Cinque Stelle e Catania Bene Comune hanno organizzato in piazzale Asia, davanti all’ex Palazzo delle Poste, un momento pubblico di dibattito e di confronto.

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One Response to “Nuovo palazzo di Giustizia, Catania non deve sapere”

  1. Ottimo, se I cittadini vogliono riprendersi la città a cominciare dal mare negato, bisogna creare una coscienza cittadina, creare momenti di dibattito e mettere in atto tutte la azioni necessarie perché finalmente si attuino i cambiamenti,

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