Una donna coraggiosa, non vedente, che ha scelto di vivere da sola e del suo lavoro, e che da decenni si impegna attivamente nel volontariato cittadino, di cui è un volto noto: è Simonetta Cormaci.

Firma in questi giorni, sul giornale dell’Unione Italiana Cieci e Ipovedenti (UICI), di cui è referente per le questioni di genere, un report dell’incontro on line organizzato nello scorso 9 marzo, “L’8 marzo il giorno dopo”.

Un data e un titolo, quelli dell’incontro, per affermare che l’impegno delle donne, e di chi voglia stare al loro fianco, ha senso solo se è vissuto tutti i giorni ‘dopo l’otto marzo’.

Quanto alle donne disabili, per loro alla discriminazione dell’essere donne si aggiunge quella dovuta alla disabilità e ad altre eventuali condizioni di fragilità, come l’essere straniere o senza adeguato reddito. Fattori che, tra loro, non si sommano ma si moltiplicano, creando una situazione di disagio fortissimo.

Nel corso del webinar sono emerse anche proposte concrete, prima tra tutte quella avanzata dalla stessa Cormaci: un centro di salute della donna, un consultorio completamente accessibile, privo di barriere architettoniche e sensoriali, in grado di utilizzare forme di comunicazione ‘universale’, capaci di raggiungere tutte le donne, anche le non vedenti o non udenti, quelle che usano il digitale e quelle che conoscono poco la lingua italiana.

Un centro a cui possano ricorrere anche le donne disabili vittime di violenza, le più esposte ma anche quelle che hanno più difficoltà a denunciare, e che talora (soprattutto quelle con disabilità intellettiva), quando raccontano, non sono credute. Sulla questione bisgnerebbe aprire un intero capitolo, a partire dai dati numerici disaggregati, che non abbiamo.

Manca, inoltre, nei servizi antiviolenza ma anche nelle case rifugio, nelle caserme, nei tribunali, personale specializzato nella relazione con donne disabili.

Lo ha riconosiuto anche Valeria Pezzino, assistente sociale e operatrice del Centro antiviolenza Thamaia di Catania, che ha un’esperienza pluriennale di aiuto alle donne che hanno vissuto violenze, ma non altrettanto con donne disabili che quasi mai chiedono aiuto.

Al webinar hanno partecipato anche alcune associazioni che difendono da tempo i diritti delle donne, come l’UDI, guidata a Catania da Giovanna Crivelli e Adriana Laudani, che ha portato avanti numerosi e diversificati progetti per contrastare stereotipi e pregiudizi di genere, oltre che modelli culturali mafiosi ancora presenti nella nostra società.

Si lavora ad un dialogo, ancora iniziale ma necessario ed urgente, tra le associazioni che si occupano di donne e quelle che si occupano di disabilità.

Molti i temi comuni su cui impegnarsi, l’emancipazione, il diritto all’istruzione e alla formazione professionale per accedere ad un lavoro qualificato e qualificante, che dell’emancipazione è il necessario presupposto.

Ogni donna, infatti, deve ancora faticare per essere indipendente, autonoma e libera nelle sue scelte, ma certo le difficoltà sono maggiori per le donne disabili, che a volte sono ritenute, o pensano se stesse, quasi come un peso per la collettività.

Esse sono invece, come scrive Cormaci, “portatrici di ricchezza, di esperienza e competenza e meritano una piena integrazione nel mondo del lavoro”.

Anche nelle stesse organizzazioni che si occupano di disabilità non è facile che una donna raggiunga posizioni apicali. Oggi a Catania, per la prima volta, la sezione catanese dell’UICI ha come presidente una donna, Rita Puglisi, ed è donna la vicepresidente nazionale. Così come una donna con disabilità motoria, Silvia Cutrera, è attualmente vice presidente FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) e presidente AVI (Agenzia per la Vita Indipendente).

Eppure non mancano, a livello internazionale, princìpi e norme che tutelano le donne e, in particolare, le donne con disabilità, in molti ambiti, dalla salute al lavoro, dalla famiglia all’istruzionee alla giustizia

Sono stati citati, oltre alla Convenzione di Istanbul, in materia di violenza di genere, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, e il Secondo Manifesto europeo dei diritti delle ragazze e donne con disabilità, che proprio Cormaci ha presentato a Catania nel 2018.

Sebbene i trattati internazionali obblighino lo Stato italiano a contrastare le discriminazioni che impediscono alle bambine e alle donne con disabilità di godere pienamente dei loro diritti, siamo ancora ben lontani dalla loro concreta applicazione e abbiamo ricevuto due autorevoli ammonimenti in materia, da parte del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità e da parte del GREVIO (il gruppo di esperti/e indipendenti che monitora l’attuazione della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa).

Per chi fosse interessato, il progetto FISH “Disabilità: la discriminazione non si somma, si moltiplica”, ha prodotto molti e interessanti documenti di lavoro e approfondimento che si possono reperire a questo link

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One Response to “8 marzo e disabilità”

  1. Problematiche complesse quelle denunciate che diversamente s’intrecciano nel tessuto sociale e che nella realtà odierna, a causa del Covid, rischiano di assumere maggiore drammaticità . Per questo è importante sempre denuncierle, parlarne,alimentare un dibattito, per evitare che si aggiunga l’offesa del silenzio e perchè una più diffusa consapevolezza favirisca interventi adeguati.

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