rifiuti_urbani_composizioneNo ai termovalorizzatori presentati da Cuffaro come unica possibile soluzione al problema dei rifiuti, sì alla raccolta differenziata e alla riduzione delle società d’ambito. Ecco le principali novità della legge sulla “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2010.

Non abbiamo ancora finito di fare interminabili file per risolvere i contenziosi con i vari ATO, che già gli ATO non ci sono più. Hanno solo accumulato debiti e peggiorato il servizio. Saranno posti in liquidazione da commissari appositamente nominati (art.19). Per sostituirli sono state istituite le SRR (società di regolamentazione del servizio di raccolta).

Consorzi tra comuni e province sotto il controllo della Regione, le nuove società segnano una inversione di tendenza rispetto al passato, soprattutto per la riduzione del numero e per il recupero della centralità degli enti locali, in primo luogo i comuni a cui sono affidati i maggiori oneri (95% della quota capitale, pagamento delle prestazioni) e onori (stipula degli appalti, controlli, etc).
La riduzione da 27 a 10 (una per ogni provincia più una per le isole minori) è stata fatta sicuramente in una logica di risparmio. Saranno infatti abbattuti i costi dei consigli di amministrazione, non unica, ma nemmeno ultima, delle voci di spesa che hanno condotto i vecchi Ato ad accumulare debiti per 900 milioni di euro.

Oltre che al risparmio ci si propone di ottenere una razionalizzazione che tuttavia era anche tra gli obiettivi dei vecchi Ato, vale a dire ambiti territoriali ottimali, anche se di ottimizzazione gli utenti non ne hanno visto proprio. A proposito della razionalizzazione prevista dalla nuova legge non è, tuttavia, il caso di farsi troppe illusioni. Per ottenerla davvero non bastano infatti le affermazioni di principio. Bisogna attendere i fatti e soprattutto vigilare. La legge, d’altra parte, prevede che il comune possa verificare la qualità del servizio anche attraverso “un comitato indipendente, costituito da rappresentanti di associazioni ambientaliste, dei consumatori e dei comitati civici”

Gli accorpamenti su base provinciale hanno reso la situazione siciliana più simile a quella delle altre regioni, in cui mediamente c’è una società di ambito per provincia. I vecchi Ato, proprio perchè erano molti e si occupavano di ambiti territoriali più piccoli e tendenzialmente più omogenei, avevano un vantaggio in più per operare efficacemente, cosa che avrebbero dovuto fare piuttosto che creare poltrone e poltroncine. Adesso le Srr avranno un territorio più ampio da gestire e tipologie di zone molto diverse. Come abbiamo già detto (Disinvolti incompetenti) le capacità di gestione dovranno essere maggiori, vista la maggiore complessità delle situazioni.

La formulazione prevista dalla legge fa ben sperare, invece, su una equa ripartizione di responsabilità tra i vari comuni, laddove si paventava che il comune maggiore avrebbe fatto la parte del leone.

Ma l’inversione di tendenza non si ferma qui. La più importante, infatti, è la dichiarata volontà di privilegiare la raccolta differenziata abbandonando la strategia del precedente governo regionale che puntava soprattutto sulla costruzione degli inceneritori (leggi su Argo Nè Cuffaro, nè Lombardo; Affari sospetti; etc)
Rispettando le indicazioni del Parlamento europeo la nuova legge dichiara di voler favorire la riduzione all’origine dei rifiuti (es. imballaggi e simili), il riutilizzo e il riciclaggio. La raccolta differenziata diventa quindi lo strumento fondamentale per diminuire i rifiuti da mandare in discarica. I tempi individuati per portare la differenziata all’obiettivo del 65% sono stati corretti in modo da assicurare maggiore gradualità (20% nel 2010, 50% nel 2012 e 65% nel 2015). Non dimentichiamo che rimane un obiettivo ambizioso, visto che attualmente con la differenziata siamo ancora mediamente al disotto del 10%.

Le pubbliche amministrazioni sono direttamente coinvolte nel riuso e nel riciclo, in quanto è previsto che utilizzino carta riciclata (almeno il 40% nei primi tre anni), effettuino la raccolta differenziata negli uffici, rilascino autorizzazioni alle strutture di vendita solo dietro presentazione del bilancio dei rifiuti prodotti e autosmaltiti.
Anche in questo caso ci chiediamo chi e come farà i controlli e quali tipi di sanzioni sono previste per gli inadempienti. Questo ci sembra l’aspetto più debole della legge.

Altro aspetto importante è la proclamata volontà di ridurre al minimo lo spostamento dei rifiuti nel territorio, realizzando impianti di smaltimento prossimi ai luoghi di produzione. Non si tratta di fattore secondario visto che gli spostamenti generano un costo non indifferente e contribuiscono a rendere meno fluida la viabilità e soprattutto ad inquinare l’aria.
Alcune delle indicazioni pratiche fornite, tuttavia, non appaiono facilmente praticabili. Si afferma, per esempio, che gli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti devono essere ubicati a 5 kilometri dall’abitato, ma ci si chiede come questa norma possa essere applicata nelle zone ad alta densità abitativa, come può essere, ad esempio quella etnea, dove la distanza tra i paesi è spesso quasi inesistente.

Il problema delle discariche, uno dei più delicati, non viene trattato forse in modo adeguato. Nell’art.9, comma 4, punto r) si fa riferimento all’ampliamento di discariche pubbliche e/o alla creazione di nuove discariche pubbliche. Ma non è chiaro dove siano e con quali strumenti dovrebbero essere gestite.

Molti degli aspetti generici della legge dovrebbero essere superati nel momento in cui saranno adottati da ogni Srr i piani di ambito, cioè il complesso delle attività necessarie a garantire la gestione integrata. Questi piani, molto particolareggiati, devono essere elaborati entro 60 giorni dalla presentazione del piano regionale, a cui devono fare riferimento. Ma l’Assessorato si riserva 90 giorni per valutane la conformità. I tempi, quindi, si allungano.
E’ previsto che decadano i cda delle società che non raggiungeranno gli obiettivi. La Regione potrà sostituire i vertici inadempienti e nominare dei commissari che durano in carica sei mesi (rinnovabili una volta). Il commissariamento comporta “la decadenza degli organi degli enti a quali sia da ascrivere l’omissione e l’avvio della consequenziale azione di responsabilità amministrativa ed erariale.” (art. 14)

Evidentemente i poteri maggiori sono attribuiti alla Regione, alla quale spettano la promozione; l’approvazione del piano regionale di gestione ; la verifica della conformità al piano; il rilascio dell’autorizzazione (“unica”) per i nuovi impianti di smaltimento e per le modifiche agli impianti esistenti; la determinazione dei criteri per le misure compensative in favore dei proprietari degli impianti e dei comuni interessati dalla localizzazione.
E ancora: l’approvazione dei progetti e autorizzazione delle attività relative; l’elaborazione, approvazione, aggiornamento dei piani di bonifica delle aree inquinate; l’autorizzazione a smaltire fuori dal territorio provinciale; la gestione dei rifiuti speciali.
In modo particolare l’organo regionale interessato è l’Assessorato dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, che ha preso le funzioni anche della vecchia Arra (agenzia regionale per i rifiuti e le acque), decaduta lo scorso dicembre.

Ultimo aspetto, non certo meno importante, il problema delle assunzioni e dei posti di lavoro. Molti posti sono a rischio. Non saranno riconfermati, ad esempio, tutti gli assunti per chiamata diretta a partire dal 2007. Saranno invece riconosciute le assunzioni regolari. Per i prossimi 3 anni è previsto un blocco delle assunzioni.
In un momento così difficile per l’economia e quindi per l’occupazione queste dichiarazioni possono preoccupare. Ma non è con le assunzioni facili, realizzate con metodi clientelari e offrendo scrivanie agli amici che si può risolvere il problema del lavoro. Bisogna partire comunque dai bisogni. Non è quindi sbagliato prevedere innanzi tutto la mobilità del personale esistente E vedremo se è vero che, come dichiarato, il 90 % del personale che passerà dagli Ato alle SRR dovrà essere dirottato in strada, passando dagli uffici al servizio di raccolta.

Per concludere. Promette alcuni cambiamenti positivi questa riforma. Non fosse altro, abbandona la soluzione inceneritori che avrebbe trasformato la Sicilia nella pattumiera d’Europa. E propone la più intelligente e salutare via della raccolta differenziata.

Poco curato, e forse non a caso, l’aspetto relativo ai controlli e soprattutto alla sanzioni. Non sempre coerenti (a volte troppo brevi, a volte troppo lunghi) i tempi di attuazione. Se si agirà subito forse si potrà vincere questa scommessa di cambiamento, ma se i tempi si allungano troppo rischiamo di perderla.

Irrisolto è rimasto il problema dei cosiddetti Ato virtuosi, quelli che erano riusciti a non fare debiti e a realizzare alte percentuali di differenziata. Ad essi non è stato riconosciuto il diritto a conservare la propria gestione autonoma. Se le nuove Srr dovessero rivelarsi anch’esse fallimentari, avremo perduto le uniche esperienze positive di gestione integrata dei rifiuti. Ma questo è un altro discorso, che speriamo di fare al più presto.redazione-argo

Leggi il testo integrale della legge

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One Response to “Via gli ATO. Le Srr saranno migliori?”

  1. La Srr puo funzionare se si cercano le persone giuste,
    persone che da molti anni stanno in strada a lavorare con la spazzatura,che ogni giorno aspirano mezzi nuovi e non rottami e cordinamenti giusti,non compersone che guardano solo poltrona e soldi ,
    e sete di potere.

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