E’ proprio vero che i ‘pacchi’ non finiscono mai… A confezionarli è il Comune di Catania e a riceverli, nel caso in questione, è il Centro Astalli, al quale l’amministrazione comunale -un paio di mesi fa- aveva manifestato l’intenzione di rinnovare il comodato d’uso della casa don Pino Puglisi in via Delpino

Dove stava l’inganno? L’immobile, un bene confiscato alla mafia, sebbene ristrutturato e messo a norma, mancava di documenti come la conformità urbanistica e il certificato di agibilità. I volontari dell’Astalli avevano rifiutato di prenderlo in consegna senza le carte in regola.

Il secondo ‘pacco’ è arrivato qualche giorno fa, quando al Centro sono arrivate le nuove carte del Comune, attraverso l’intermediazione del procuratore Salvi che si è molto prodigato perchè la consegna andasse in porto. La revisione dei documenti, effettuata dall’avvocato e dall’ingegnere del Centro, ha fatto emergere, però, che mancava ancora qualcosa e in particolare … una bazzecola, una cosina da niente: il certificato di agibilità.

Come fare un ‘ostello per senza dimora’ in un edificio privo di agibilità? Semplicemnete impossibile. L’agibilità è infatti il documento che garantisce la conformità strutturale e l’idoneità statica di un edificio. E se è vero che, trattandosi di un bene confiscato, può essere utilizzato ‘in deroga’, la deroga può riguardare la destinazione d’uso o una parziale difformità dalle norme urbanistiche, non certo l’agibilità, che resta comunque e sempre necessaria.

I volontari dell’Astalli hanno discusso sul da farsi e alla fine hanno deciso di rifiutare, a queste condizioni, l’offerta avvelenata dell’amministrazione in una lettera indirizzata all’assessore Pennisi e, per conoscenza, al prefetto, al procuratore e al Consorzio sviluppo e Legalità, a cui il bene è stato affidato.

Ancora una volta sorgono spontanee alcune domande. Cosa ci sta dietro? Superficialità? Leggerezza? Scarsa correttezza nell’esecuzione dei lavori?

Eppure non si tratta di una cosa di poco conto. Per ristrutturare e mettere a norma questo edificio sono stati spesi ben 100.000 euro ottenuti dalla Regione, soldi pubblici provenienti dalle nostre tasche … per un edificio non agibile.

Qualche dubbio sorge anche sulla tempistica. La consegna di questa ‘incompleta’ documentazione è avvenuta pochi giorni prima del prospettato inizio dei lavori al corso Martiri della Libertà. Forse l’amministrazione sperava in una tempestiva apertura della casa don Pino Puglisi per potervi allocare almeno alcuni degli stranieri che vivono nelle ‘fosse’ di corso Martiri?

Nel caso che avesse avuto questa intenzione, il Comune avrebbe peccato quanto meno di ingenuità.

In pochi giorni, infatti, la casa non sarebbe stata pronta comunque, dovendo essere ridotata di tutte le masserizie che negli anni di abbandono sono andate perdute o distrutte. Per la sua gestione, inoltre, il Centro dovrebbe sostenere spese notevoli che pensava di affrontare ricorendo a qualche convenzione, con il Ministero degli Interni o con l’ANCI che gestisce i progetti SPRAR, ma come si può mai pensare a stipularla senza l’agibilità dell’edificio?

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One Response to “Secondo ‘pacco’ per il Centro Astalli”

  1. Il Centro Astalli precisa di non avere AFFATTO “rinunciato”all’immobile bensì di avere richiesto ulteriori approfondimenti

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