Hanno voluto dare spazio anche ai miglioramenti, ai piccoli passi che fanno sperare in un graduale ritorno ad una festa più vicina alla tradizione e sottratta alle pratiche illegali, ma non hanno taciuto il permanere delle zone d’ombra e i molti interrogativi che restano ancora senza risposta.

Renato Camarda, insieme a Nunzio Famoso, già preside della Facoltà di lingue, in rappresentanza dell’Università, e a Maria Teresa Ciancio della Fondazione Fava, ha ieri sintetizzato, nel corso di una conferenza stampa, il punto di vista del ‘Comitato per la legalità nella festa di s. Agata‘ sulle celebrazioni appena concluse.

I membri del Comitato, che raccoglie diverse associazioni cittadine, alcune delle quali -Mani Tese, CittàInsieme, AddioPizzo- erano presenti anche alla conferenza stampa, sono infatti impegnati a monitorare l’andamento della festa. Tra i segnali di miglioramento che vanno riconosciuti, sono stati citati:

  • una maggiore disponibilità della nuova amministrazione al dialogo: il sindaco Bianco ha incontrato per due volte il Comitato assicurando il suo impegno, mentre l’assessore D’Agata ha di fatto garantito la sua presenza sulle strade e sulle piazze durante i tre giorni di festeggiamenti;
  • una maggiore presenza delle forze dell’ordine, con l’allontanamento dei venditori ambulanti abusivi e il divieto di ingresso per i portatori di ceri in due piazze della città, piazza Cavour e piazza Palestro -due isole della legalità, come le definisce il Comitato- in cui sono stati garantiti ordine e controllo, particolarmente significativi in una zona difficile come il Fortino;
  • l’attesa pubblicazione del rendiconto delle spese sostenute per la festa, un’importante novità proposta dal Comitato e accettata dall’amministrazione comunale, un’operazione di trasparenza che darebbe un segnale importante.

E’ stata  anche sottolineata la maggiore compostezza e l’atmosfera di più intenso raccoglimento che spesso sono prevalse su gesti e comportamenti scomposti.

Le forze dell’ordine si erano impegnate anche a seguire il fercolo durante tutto il suo percorso e a garantire che procedesse insieme alle candelore, come previsto nella tradizione. Un impegno realizzato fino alla sera del giorno 5 quando, inspiegabilmente, le candelore si sono sganciate allontanandosi sempre più dalla Santa, precedendola di diverse ore e permettendo ai portatori di ceri di rallentarne il percorso.

Due candelore, quella del Circolo Sant’Agata e quella dei pescivendoli -racconta Camarda- non sono neanche entrate in piazza Cavour, un altro elemento poco chiaro, essendo la giustificazione addotta (rottura delle cinghie) poco convincente.

E poi i ‘ceroni‘ che continuano ad essere portati in giro accesi, inondando le strade di cera con grave pericolo per i cittadini, spesso coinvolti in cadute anche letali come nel caso della morte -nel 2010- del giovane Andrea Capuano, e generando la prolungata chiusura delle strade del centro e notevoli spese per la sua rimozione.

Anche in questo caso la presenza delle forze dell’ordine non è stata un deterrente. “Non pretendiamo interventi di forza contro i portatori di cera, interventi che potrebbero generare in quei momenti di grande affollamento delle reazioni scomposte e pericolose per l’ordine pubblico, ma -per cominciare- basterebbero degli interventi dissuasivi e l’invito a restare nelle zone appositamente predisposte per l’accensione”.

Le candelore sono state, quindi, le uniche a rispettare la tabella di marcia, mentre l’arrivo della Santa in Cattedrale si è verificato, anche quest’anno, nella tarda mattinata di giorno 6 e non all’alba, come previsto dalla tradizione.  Il motivo di questo ritardo e il meccanismo che lo genera non sono ancora chiari, ma alcuni segnali destano comunque inquietudine.

“Abbiamo chiesto di prenotare una camera in un albergo della via Sangiuliano per poter assistere alla salita del fercolo durante la notte” -ha raccontato Ciancio- “Ci è stato risposto che non era necessario prenotare la camera, bastava prenotare una colazione perché il fercolo non sarebbe arrivato prima delle mattina”. Una ‘previsione‘ puntualmente verificatasi.

Cosa resta, allora, da fare?

Il lavoro del Comitato procede, innanzi tutto con il rinnovo della proposta di un tavolo di coordinamento tra i vari soggetti protagonisti della festa, istituzionali e non, dal Comune alla Chiesa, dalla Protezione Civile alle Forze dell’ordine, dalle associazioni agatine alle corporazioni delle candelore, dai venditori ambulanti ad eventuali rappresentanti dei portatori di ceri.

Non realizzata quest’anno per mancanza dei tempi tecnici (almeno questa è stata la motivazione ufficiale) questa opportunità di confronto consentirebbe ai vari protagonisti della festa di parlarsi, uscendo dal costume individualistico che porta ciascuno a procedere per conto proprio senza tener conto di una visione d’insieme.

Anche la richiesta di un regolamento per la festa è rimasta ad oggi inascoltata, anche se -vista la mancata applicazione delle ordinanze del sindaco – non abbiamo nessuna garanzia di una sua reale applicazione.

Rimangono da chiarire -inoltre- alcuni comportamenti dei vigili urbani, in alcuni casi non coerenti con le indicazioni del sindaco, su cui il Comitato intende chiedere spiegazioni.

Luci ed ombre hanno caratterizzato, quindi, anche quest’anno l’andamento delle celebrazioni in onore della santa patrona. Basta poco, infatti, basta la mancata osservanza di alcune prescrizioni per permettere alla criminalità organizzata di inserirsi nella festa, in modo anche surrettizio, trasformandola in un’occasione per far valere il prestigio dei propri capi o per perseguire oscuri interessi.

Ecco perchè l’attenzione non deve diminuire ma, se possibile, accrescersi, perchè non sarà la buona volontà di pochi a garantire il ripristino della legalità, ma la consapevole coscienza di tutti.

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5 Responses to “Qualche luce e ancora molte ombre sulla festa di sant’Agata”

  1. Cinzia Caminiti Nicotra
    febbraio 9th, 2014 at 23:10

    Sul primo punto riguardante i miglioramenti non sono d’accordo. evidentemente non sono venuti a vedere in che stato erano le vie adiacenti a piazza Cavour. E’ vero che via Etnea era sgombra ma attorno era una bolgia infernale e c’è chi giura che molte di queste bancarelle e soprattutto gli ambulanti e gli arrusti e mangia fossero gestiti da abusivi…

  2. Maricò Quattrocchi
    febbraio 9th, 2014 at 23:11

    Niente cambierà finchè ci saranno i catanesi. Abusivismo, maleducazione, “spittizza” ed inciviltà in genere. Non ci sono regole che tengono perchè per noi, la cosa che facciamo meglio e con più orgoglio, è saperle ignorare.

  3. quando si parla della festa di SANT’AGATA si parla di soldi-interesse, che fá gola a molti ( quando si fermare il fercolo” LA VARA” in via Etnea angolo via caronda per piu di diverse ore il motivo quale?
    il motivo che solo una persona e andata piu e piu volte a parlare con chi portava i ceroni per dirgli di spostarsi e questi andavano avanti di 5 metri e si fermavano e la storia si ripeteva dall’inizio “chi era li come me ha visto che chi fermava la processione non erano ceri grandi ma erano ceri di massimo 25/30 chili!!! al riguardo non voglio aggiungere altro!!!!

    negli anni 70/80/ e inizio 90 le candelore camminavano a pari passo con le relique di Sant’Agata,oggi abbiamo le candelore che fanno finta di uscire dalla chiesa e rompersi per rientrare di nuovo in chiesa!! e questi sono sempre “devoti” negli anni scorsi quando si rompeva (la cinghia si sistemava subbito Sostituendola con una nuova e non c’erano scuse che tenevano la processione si faceva!!!!!

    possiamo cambiare la festa di Sant ‘agata
    se si cambia la mentalita e con essa il modo di agire!

  4. La Chiesa è la vera ed unica responsabile degli sfasci delle città impegnate nelle feste dei santi locali. Bisogna imporre che le feste e le baldorie per festeggiare questi simulacri di terracotta vengano fatte solo all’interno delle chiese anche perchè l’impegno di una spesa pubblica costituisce una violazione di quella parità religiosa e culturale che ci impone la costituzione. Al confronto i testimoni di Geova o di altre religioni sono in minorità e prive di pari tutela. La Chiesa deve arretrare se vuole rispettare un minimo di legalità con gli altri riti.

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